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LE CANTINE STORICHE

Woodhouse

Tutto ebbe inizio quando il commerciante inglese John Woodhouse, padre, giunse in Sicilia, e precisamente a Palermo, proveniente da Liverpool nel 1770, in cerca di "barrilla", una sostanza ottenuta dalla combustione delle alghe di salicornia, dalle cui ceneri si ricavava la soda, utilizzata in Inghilterra per la fabbricazione del vetro e del sapone.

Durante un viaggio via mare, diretto a Mazara, e per scampare ad una violenta tempesta, Woodhouse fu costretto a riparare nel porto di Marsala, allora una semplice insenatura chiamata il Porto delle Tartane, e, a quanto pare, fu costretto a fermarsi alcuni giorni. In una bettola del porto assaggiò del vino che trovò molto simile ai vini portoghesi e spagnoli. Woodhouse conosceva già i vini di Jerez de la Frontera e di Madera per aver visitato quei luoghi in precedenza. Il vino gli sembrò eccellente e, conoscendo i gusti dei compatrioti, pensò che avrebbe riscontrato il loro gradimento. Organizzò una prima spedizione di 70 pipe di vino dal porto di Trapani con il veliero Elisabeth, di sua proprietà, diretto a Liverpool. Per evitare che il vino potesse avariarsi durante il viaggio via mare, che durò un mese, fece aggiungere nei fusti una quantità di alcool del 2% per aumentare le gradazione alcolica. Ciò favorì la creazione di un vino particolare che subito incontrò il gusto degli inglesi, ai quali fu venduto come vino di Madera.

Secondo uno studio di Rosario Lentini il finanziatore di questa prima spedizione sarebbe stato un certo Abraham Gibbs, proprietario della banca Gibbs & C., che in quel tempo era console inglese a Palermo.

“E qui una circostanza degna di nota. L’Elisabeth fu il primo bastimento che il signor Woodhouse adoperò per il trasporto dei sui vini. Or bene, quando quel legno, divenuto vecchio, non fu più adatto alla navigazione, il signor Woodhouse non volle né venderlo, né disfarlo, ma lo conservò religiosamente nel Porto di Marsala per molti anni, come una cara memoria delle sue imprese, e quasi per dare a quel compagno, quantunque inanimato, dei suoi lavori, un tributo di riconoscenza e di affetto”. 

Decise di fermarsi a Marsala, prese in affitto tre magazzini presso il Convento dei Padri Minimi( Convento di S. Francesco di Paola) e dei Padri Carmelitani (Convento del Carmine) dove “depose il vino acconciato all’uso loro non rilevato ai nostri artisti…”. Contemporaneamente fece venire da Madera “ la sua amata”, appartenente ad una famiglia di vinificatori e quindi pratica della lavorazione del vino e studiava con lei come realizzare un vino simile a quello portoghese o spagnolo. Nel 1789 arrivò a Marsala il figlio John che in primo tempo affiancò il padre, e che presto lo sostituì in tutti gli affari. Il 1° dicembre 1796 fu preso in affitto il così detto baglio tonnara del Cannizzo, situato appena fuori la nostra città vicino al porto delle tartane. La tonnara, che era stata attiva fino al 1770, era di proprietà del Cav. Giovanni Lombardo di Trapani, che successivamente la vendette ai Woodhouse. La tonnara aveva la forma di un rettangolo, Woodhouse vi fece costruire alte mura e delle torri con spioncini a mò di fortezza per il pericolo continuo del brigantaggio, allora molto diffuso. Fece costruire una comoda casa, tutta intonacata di bianco, con un giardino, un pollaio, un piccolo vigneto e anche un cimitero. Era il prototipo del classico baglio che i marsalesi in seguito avrebbero preso a modello quando nella nostra città sorgeranno i primi stabilimenti vinicoli. “Il baglio costituì il locus gestionale e diventò congiuntamente struttura aziendale e abitativa a servizio di attività polifunzionale”. Nel 1815. Woodhouse dopo avere acquistato altro terreno allargò le mura e costruì altri magazzini più funzionali, secondo le sue necessità, acquistando anche terreni coltivati a vigneto. Nacque così, nella storia del vino Marsala, il primo stabilimento vinicolo. Giornalmente, nello stabilimento, venivano assunti operai ed essi via via acquisivano le varie tecniche per la lavorazione del vino, per la fabbrica delle botti, c’erano inoltre impiegati e contabili. Prima della fine del secolo Jonh fece venire dall’Inghilterra i fratelli Sam e Will che collaborarono nell’azienda in quanto la sfera degli affari si era enormemente allargata. Furono anni molti felici per la nostra città per la nostra economia e per la nostra agricoltura. Woodhouse infatti per assicurarsi la materia prima, cioè l’uva, anticipava somme ai contadini i quali erano giustamente obbligati a consegnare il raccolto. Questo fenomeno comportò due enormi vantaggi per la nostra economia: la sicurezza per i contadini di vendere il prodotto e lo stimolo ad impiantare nuovi vigneti, tento che furono estirpate le piante di ulivo e di sommacco e anche i campi di cereali furono trasformati in vigneti. Giovanni Alagna in uno studio” Sull’attività di Jonh Woodhouse a Petrosino” analizzando l’attività di Woodhouse a Petrosino riferisce “ il Woodhouse ebbe rapporti particolarmente frequenti, direi quasi escusivi, se ci si limita all’annata 1812/13, con i proprietari terreni delle contrade petrosinesi. (…). Nelle sola annata 1812/13, periodo scelto come campione, presso il notaio Salvatore Struppa Mannone, Woodhouse stipulò 77 contratti per l’acquisto di 154 botti di vino e anticipò capitali per onze 918,15. (…). Vista la frequenza e l’intensità dei rapporti che lo legavano al territorio di Petrosino, non stupisce che ad un certo momento egli abbia deciso di vinificare sul luogo di produzione piuttosto che continuare a trasportare le uve con carri nel baglio di Marsala, raggiungibile a quel tempo con difficoltà per la mancanza di buone strade. A Gazzarella già da alcuni anni Woodhouse aveva preso in affitto da un tale Giovanni Bonomo un magazzino grande “tanto per uso di riporvi vino che altri usi”. Nel marzo 1813 decise di acquistare un pezzo di terreno e prima della fine dell’anno fece costruire un magazzino, un nuovo baglio. Contemporaneamente, Woodhouse acquistò altri magazzini a Mazara, Campobello di Mazara, Castelvetrano, Castellammare del Golfo e balestrate, dove molti terreni erano trasformati in vigneti. In questi magazzini l’uva veniva pigiata e il mosto fermentato in attesa che il vino fosse stato trasformato nello stabilimento di Marsala. In Inghilterra, che ormai veniva rifornita sistematicamente con vino Woodhouse, per molti anni il vino Marsala fu chiamato “vino inglese”. Questo vino diventò così famoso che l’ammiraglio Orazio Nelson decise di fare rifornire la flotta si S. M. Britannica, che allora dominava sul Mediterraneo con il vino di Woodhouse, in quanto lo trovò molto simile al vino di Madera, che già da un paio di secoli si beveva a bordo nelle navi inglesi. Fu redatto così un contrato tra Woodhouse e l’ammiraglio Nelson per la fornitura di 500 pipe all’anno alle navi inglesi in navigazione nel Mediterraneo. L’originale di questo contratto è conservato nell’archivio delle Cantine Florio. “una convenzione fu fatta e redatta fra l’onorevole Controammiraglio Lord Orazio Nelson, Cavaliere dell’Ordine del Bagno, Duca di Bronte, con Giovanni e Gugliemo Woodhouse negozianti di vino Marsala, a Palermo il giorno 19 marzo 1800, per fornire le navi di S. M. nella rada di Malta di 500 pipe del miglior vino Marsala ed essere consegnato libero di nolo e di ogni altra spesa, senza perdita di tempo, ad un scellino e cinque pence di sterline per ogni gallone, misura di vino, ed essere pagate in cambiali sui Commissionari per la Provveditoria della flotta S. M. alla consueta data a firma dei pagatori dei bastimenti di S. M. ai quali sarà stato consegnato, e nel caso che i fusti siano trattenuti con il vino, sarà aumentata una spesa addizionale di una lira sterlina per ciascuna pipa. Il vino dovrà essere consegnato quanto più speditamente si può, e tutto essere consegnato nello spazio di cinque settimane da quella data; una scorta sarà necessaria per il bastimento che parte da Marsala, ma ogni rischio è a carico dei signori Woodhouse”. Il contratto fu firmato da Bronte Nelson e John Woodhouse anche per conto del fratello Will. Nelson aveva suggerito che quella particolare marca di Marsala da lui preferita fosse da quel momento battezzata Bronte Madera. Il nome ebbe successo e fini che tutto il vino bianco di Marsala funoto con quella denominazione che fu ancora cambiata in Sicily Madera. Nelson fu così contento di quell’affare che scrivendo al Comandante di Capo della Flotta Lord Keith, si riteneva soddisfatto per il prezzo e per le condizioni di vendita, ma soprattutto per la qualità del vino e concludeva la lettera ”il vino è così buono, che è degno della mensa di qualsiasi gentiluomo, e sarà vera manna per i nostri marinai”. “Un affare così buono- ebbe a dire uno degli uomini discendenti dei Woodhouse, il reverendo arcidiacono Sem- perché il governo di S. M. non ha mai onorato quelle cambiali per le 500 pipe di vino fornite all’ammiraglio Nelson”. Il Senato di Marsala, in considerazione dell’enorme quantità di fusti di vino esportati aveva fatto richiesta al governo di Ferdinando IV, a Napoli, di poter tassare ogni botte di vino che veniva esportata via mare. Woodhouse, che era banchiere della corte borbonica chiese ed ottenne che la domanda del Senato marsalese non avesse seguito. Woodhouse intanto era diventato ricchissimo in quanto il vino che esportava anche in altri paesi europei gli dava la possibilità di enormi guadagni. Questi utili furon bene investiti, infatti oltre ad essere banchiere dei Borboni , spesso anticipava denaro anche agli amministratori marsalesi, specialmente in periodi di carestia, e una volta acquistò del grano all’estero che trasportò a Marsala per la panificazione. Una parte degli utili fu utilizzata per basolare l’odierna via Garibaldi, da Porta di Mare a Piazza Loggia. Nel 1816, sempre a sue spese, fece costruire un nolo di circa 800 metri nel porto, spendendo la somma di 24.000 ducati, in quel molo nel 1860 approdò il Piemonte con Garibaldi. Fece costruire inoltre un piccolo molo (ancora esistente)davanti all’ingresso principale del baglio per facilitare lo sbarco delle merci in arrivo(doghe, ferro) e l’imbarco del vino. Woodhouse , che tutti a Marsala chiamavano il grande vecchio, era ben voluto nella nostra città e stimato da tutti. Spesso veniva chiamato a dirimere controversie anche estranee alla sua attività. Non ebbe a subire molestie dalla mafia ed era a tal punto rispettato da potersi permettere di percorrere le campagne del marsalese, disarmato e senza scorta, portando nel calesse un barilotto con i talleri d’argento di Maria Teresa, per effettuare i pagamenti ai contadini. Splendida testimonianza i premi ottenuti all’esposizione di Roma nel 1977, di Parigi nel 1879 e di Milano nel 1881, che sono le solo esposizioni alle quali la Casa ha voluto concorrere. Il miglior Marsala prodotto da Woodhouse fu quello dell’annata 1815, il Soleras 1815, e dopo la battaglia di Waterloo (18/06/1985) vennero confezionate alcune bottiglie di quell’annata con l’etichetta Waterloo. Due terzi della produzione venivano venduti in Inghilterra ed il particolare la Qualità Port, O.P. Old Particular e la L.p. London Paticular. Il rimanente delle produzione andava ai mercanti italiani, tedeschi, russi e francesi, e buona parte anche ai mercanti americani, cinesi ed australiani. Morì all’età di 54 anni il 25 agosto 1826, negli ultimi anni aveva sofferto per la gotta che lo affliggeva al punto che non poteva mangiare più. La salma fu tumulata nel cimitero costruito appositamente vicino allo stabilimento e per uno strano destino nel maggio del 1943 un bombardamento ad opera degli inglesi distrusse le sua tomba. John non aveva figli e l’eredità pasò ai fratelli Sam e Will, entrambi incapaci di continuare l’attività, e quando morirono, Sam nel 1834 e Will nel 1835, l’azienda passò ai loro figli, entrambi minori di età. Fu nominato un tutore, lo zio Humphrey Hervey, conosciuto a marsala come Don Onofrio, che essendo poco onesto non fece altro che aggravare le condizioni dell’azienda che da quel momento iniziò la fase discendente. Soltanto nel 1867 il secondo genito di Sam, Fred, cresciuto in Inghilterra, si trasferì a Marsala e prendendo parte attiva nell’azienda acquistò le quote dello zio Will e di Humphrey, fu un periodo molto felice per la rinata Woodhouse e per cinque anno lo stabilimento riprese il lavoro a pieno ritmo.  Gli eredi di Sam furono i tre figli Robert, Fred e Mostyn, fred viveva già a Marsala, e come John era ben voluto dai marsalesi, mentre i due fratelli continuavano a vivere in Inghilterra conducendo una vita spensierata nelle grandi residenze di campagna tra caccia e divertimenti. A turno, durante la primavera, si recavano a Marsala per seguire da vicino le vicende dell’azienda. Subito dopo le prima guerra mondiale il giovane Robert, chiamato Bob, assunse la direzione dell’azienda e rilanciò le cantine portandole a livelli di elevata competitività. Si adoperò per costruire un consorzio per il vino marsala, purtroppo il Ministero dell’Agricoltura di quel tempo impose condizioni tali che l’impresa dovette essere abbandonata. Intanto la crisi del vino marsala, passato di moda, incombeva a grandi passi e quando il fisco italiano pretese il pagamento delle imposte, ari a 8000 sterline, Robert decise di vendere l’intera azienda alla Cinzano, con la quale aveva intavolato trattative tramite il suo amico commendator Fra, amministratore delegato della Fernet Branca di Milano. Le trattative non andarono in porto e l’azienda du venduta al finanziere Riccardo Gualino per 100.000, e soltanto successivamente, nel marzo 1929 fu rivenduta alla Cinzano. Robert fu costretto a fuggire lasciando al baglio tutto il vecchio mobilio, suppellettili, le famose posate d’argento del vecchio John e i ricordi di famiglia.


Ingham Whitaker & C.

Un altro esponente, tra i più qualificati dei commerciali inglesi che operarono in Sicilia all’inizio del secolo scorso, fu Beniamjn Ingham. Era nato il 24 ottobre 1784 a Ossett, nella contea di Yorkshire, in Inghilterra, e, al seguito delle truppe inglesi di occupazione arrivò in Sicilia nel 1806, trasferendosi definitivamente a Palermo nel 1809. Intraprese l’attività commerciale che la sua famiglia svolgeva in Inghilterra: la vendita di stoffe e indumenti che importava dalla madrepatria. Oltre alla vendita di stoffe Ingham curava anche il commercio dello zolfo, esportava agrumi, olio di oliva, sommacco, barrilla, e quando assaggiò il vino Marsala, già commercializzato da Woodhouse, capì la potenzialità di quel vino e capì che avrebbe potuto accumulare una enorme ricchezza, come il suo connazionale. Acquistò a Marsala, ad un miglio da Woodhouse, un vasto terreno e costruì il suo baglio; era più grande,più moderno, più bello, ma soprattutto più tecnicamente attrezzato di quello dei Woodhouse. Fece venire in Sicilia il fratello Joshua che fu mandato in Spagna e Portogallo per studiare i sistemi di vinificazione e la fortificazione dei vini. Ingham fu un innovatore e tra le più importanti novità introdusse il sistema soleras su consiglio del fratello, al ritorno dalla Spagna. Ebbe subito successo e i suoi vini, tra cui il più famoso chiamato Colli fu ben accolto in Inghilterra perché più dolce; altri Marsala furono chiamati London Particular e Inghilterra. Ben presto, oltre al mercato inglese, Ingham conquistò altri mercati europei. Al contrario di Woodhouse, Ingham volle acquistare anche dei terreni che trasformò in vigneti, e per assicurarsi l`uva di altri vigneti raggiunse un accordo con i contadini ai quali anticipava del denaro, con un interesse al 6%, con l`impegno di questi di consegnare l`intero raccolto. Per meglio controllare la produzione Ingham mandava sul posto incaricati con suggerimenti da dare ai contadini su come potare la vite, zappare il terreno e decideva lui il momento della vendemmia. Faceva selezionare le uve bianche dalle nere, decideva il tempo per la fermentazione e la conservazione del mosto nei tini. Ingham formulò questi suggerimenti in dieci punti, in un` opuscolo intitolato " brevi istruzioni per la vendemmia all`oggetto di migliorare la qualità dei vini`. Questi suggerimenti influenzarono in modo molto positivo la viticoltura e l`enologia marsalese per molti decenni. Tra il 1821 e il 1826 venne ingrandito il baglio con la costruzione di un grande laboratorio per la costruzione delle botti, una fucina, una falegnameria, una mensa per i dipendenti e due distillerie per la preparazione dell`acquavite. Furono costruiti lunghi magazzini con pittoreschi soffitti ed archi di stile gotico per il deposito e l`invecchiamento del vino nelle botti, che avveniva in superficie e non in sotterranei come in Spagna. Fu costruito anche uno speciale palmento per la pigiatura dell`uva e furono acquistati nuovi macchinari per lavare le botti. "Negli archivi Whitaker è conservato il frammento di una lettera in cui si descrive lo spettacolo degli operai in grembiule blu che entravano in fila nel cortile, mentre una guardia armata sorvegliava dall`alto delle mura. L`autore della lettera accenna anche all`orribile frastuono delle botti rotolanti sull`acciottolato. Di data molto più tarda, è un`altra lettera di una tipica vendemmia in una delle vigne che rifornivano il baglio Ingham.  Muli ornati per l`occasione, oltre che di sonagliere, di acconciature rosso vivo, tiravano carretti dai vivaci colori dipinti, secondo la maniera tradizionale; con scene di battaglia tra eroi mitologici, e a bordo dei quali stavano, sempre secondo lo scrivente, brune fanciulle dagli occhi obliqui e dai tratti fenici tra cumuli di grandi grappoli dorati; e l`apice della vendemmia si toccava quando i grappoli venivano messi sul palmento, mentre ragazzi a gambe nude con apposite calzature schiacciavano l`uva al suono di clarinetti e di zampogne di budello di capra. Con Ingham l`esportazione del vino Morsala aumentò in modo rilevante e si rese necessario allargare la produzione in tutti i paesi limitrofi, specialmente in quelle contrade dove si produceva un vino adatto alla preparazione del vino Marsala. Si utilizzarono così i vini di Mazara, Castelvetrano, Campobello di Mazara, Alcamo, Castellammare e Balestrate, dove Ingham acquistò magazzini per la trasformazione dell`uva in mosto. Nei primi anni dell`attività Ingham aveva un socio in affari, il connazionale John Lee-Brown che curava gli affari a Morsala quando Ingham dimorava a Palermo. Dopo avere conquistato molti mercati europei Ingham istituì in molte città rappresentanti "che potevano considerarsi come veri collaboratori grazie alle larghe provvigioni che venivano loro accordate``. Nel frattempo Ingham si recò negli Stati Uniti d`America per studiare il mercato e istituì una agenzia a Boston, che al suo rientro fu affidata al fratello Joshua. Oltre che negli USA, nel giro di un anno il Marsala Ingham fu esportato anche in Brasile, Oceania e Sumatra. Il giovane capitano Vincenzo Di Bartolo, di Ustica, fu il primo a tracciare una rotta tra la Sicilia e le Indie Orientali. Uomo di larghe vedute, Ingham volle distillare il vino dal quale ottenne dell`ottimo brandy. Dopo la divisione con il vecchio socio Lee-Brown per meglio curare i molteplici interessi e fidandosi poco dei collaboratori locali fece venire dall`Inghilterra il figlio maggiore della sorella Mary: William Whitaker, che dopo qualche anno, non sopportando il clima marsalese si ammalò e morì. Fu chiamato il fratello Joseph, anche lui molto giovane, ma con una capacità dirigenziale superiore al defunto fratello. Joseph si può considerare il capostipite della dinastia Whitaker che fu protagonista delle grandi e delle piccole vicende siciliane tra storia e costume, dal Risorgimento alla seconda guerra mondiale. Ingham, avendo ora affidato lo stabilimento di Marsala al nipote, potè dedicarsi all`amministrazione di una fitta rete di banche, che oltre a fornire i capitali a tutte le sue 20 aziende nel giro di pochi anni lo fece diventare l`uomo più ricco della Sicilia. "Per il suo straordinario, spirito d`intraprendenza, per la sua naturale ed istintiva attitudine agli affari ed al commercio e, soprattutto, per il suo colossale patrimonio economico che, relativamente, in breve tempo riesce ad accumulare, Ingham costituisce già di per sé un fenomeno storico di straordinaria rilevanza, che ben ci spiega le ragioni del mito che attorno alla sua persona si è pure creato. Nel 1851 Ingham si ritirò dagli affari, pur rimanendo attivo. L`azienda di Marsala fu affidata al nipote Joseph che presto fu collaborato dai figli Giosué, Giuseppe e Roberto, i quali dopo la morte del padre, nel 1884, assunsero la direzione. Giuseppe, chiamato Pip dai familiari, fu quello che legò il suo nome allo stabilimento e la nuo¬va ragione sociale dell`azienda divenne Ingham, Whitaker & C. . Giuseppe Whitaker legò il suo nome anche all`isola di Motya che scoprì verso la fine del secolo scorso e che acquistò nel 1906. Il magazzino venne ancora ingrandito, furono acquistati motori a vapore che facevano agire le macchine per la costruzione delle botti e per il lavaggio dei fusti. L`azienda impegnava ora 250 operai fissi, oltre gli stagionali; fu fatto costruire un molo davanti allo stabilimento per il carico dei fusti sul le navi con una speciale gru. Si migliorò la distillazione del vino per la produzione del cognac e furono impegnati ingenti capitali, in quanto il prodotto doveva competere con il cognac francese già famoso ed affermato. Furono acquistati distillatori molto sofisticati e il prodotto fu invecchiato per un tempo maggiore in appositi fusti. Fu fatto venire dalla Francia un tecnico, con esperienze di lavoro in aziende che producevano il cognac, per migliorare il già ottimo prodotto. La ditta Ingham, Whitaker & C. progredì ancora, e il suo Marsala insieme al cognac, fu presente in quasi tutto il mondo civile. Lo affermano gli innumerevoli riconoscimenti per la qualità dei prodotti e per oltre 50 anni collezionò Diplomi d`Onore in tutte le città europee e statunitensi, Medaglie d`Oro e Coppe d`Onore. La Ingham Whitaker & C. continuò a lavorare con profitti fino ai primi anni di questo secolo, poi subì la stessa sorte che era toccata alla Wooclhouse, nel 1928 fu ceduta alla Cintano, che già aveva assorbito anche la Florio. Era l`epilogo dell`avventura di quelle famiglie inglesi che avevano trovato fortuna e ricchezza nella nostra terra, e dopo 150 anni uscivano di scena. Hanno lasciato un`eredità molto positiva: hanno saputo far partecipare i marsalesi di quel processo industriale che era in atto in Inghilterra e trasmettere loro quello spirito liberale che si era formato al pensiero di Adam Smith. Nei secoli precedenti, con la dominazione spagnola e francese, la terra di Sicilia era soltanto terra di conquista, di dominazione, di imposizioni fiscali, di balzelli, senza alcuna possibilità di riscatto. Gli Inglesi invece hanno contribuito alla nascita di una nuova classe dirigente e di industriali, svolgendo per tutto il secolo XIX un ruolo di forza trainante dell`economia, ma, soprattutto, hanno saputo trasformare le nostre terre coltivate a grano o incolte in ubertosi vigneti e i nostri contadini in esperti viticultori.


Florio

Vincenzo Florio si può considerare il capostipite della dinastia che ha legato il nome ad una delle più prestigiose industrie del vino marsala. Nato a Bagnara, in Calabria, il 4 aprile 1799, subito dopo la nascita si trasferì a Palermo con i genitori Paolo e Giuseppina Saffiotti, insieme allo zio Ignazio. A Palermo i Florio avevano rilevato nel 1799, da una compaesana, la vedova Bottari, una bottega per il commercio e la vendita di spezie, che si trovava nel quartiere della Vucciria, ed oltre alle spezie commercializzava droghe con licenza di farmacia. Nacque così la prima ragione sociale "Ignazio e Vincenzo Florio". La bottega aveva come insegna un leone che cerca di bere sulla riva di un fiume accan-to alla radice di un albero di china. Questo fu il marchio dei Florio, trasferito anche nel primo veliero e poi assunto come marchio della fattoria vinicola di Morsala. Vincenzo viaggiò molto e dal 1819 al 1926 visitò tutti i centri commerciali europei più importanti, e ciò gli giovò molto perché imparò l`inglese ed il francese. Prima di iniziare l`avventura dell`industria vinicola a Marsala, Vincenzo Florio si fermò molto tempo a Liverpool e a Londra, per studiare il mercato, il gusto degli inglesi e le possibilità di intervenire con una propria azienda. Tra gli stabilimenti Woodhouse e Ingham, a Marsala, nella contrada Inferno, esisteva una enorme estensione di terreno, circa 4200 mq., di proprietà di un certo Vincenzo Genna. Vincenzo Florio, per non scoprire subito le sue carte, nel 1832 diede incarico di acquistarlo ad un lontano parente di Marsala, Raffaele Barbaro, che aveva una drogheria e che spesso gli faceva da prestanome. Contemporaneamente fu dato l`incarico all`arch. Basile, padre di Ernesto, di progettare e costruire il più moderno ed efficiente stabilimento vinicolo. "B. Ingham si trovava casualmente a Marsala allorquando s`iniziava la fabbrica di quei magazzini. - A chi si appartengono? - chiese Ingham. Quando seppe che si fabbricava per conto di Florio, non esitò a dire: Sarà uno stabilimento sul serio, perché quell`uomo sa quel che fa". Nel frattempo, si dice, Vincenzo Florio fece assumere negli stabilimenti Woodhouse ed Ingham, operai fidati per studiare i metodi e la tecnica per la produzione del vino `ad uso di Modera’ (come ancora veniva chiamato). Nel 1834 lo stabilimento fu pronto, la ragione sociale rimase la stessa Ignazio & Vincenzo Florio, pur associando Raffaele Barbaro fino al 1839. IL 16/10/1833 Ignazio e Vincenzo Florio, e Raffaele Barbaro sottoscrissero una convenzione sociale in privata scrittura per "stabilire in Marsala una fabbrica per conciar Vini Nazionali all`uso di Modera nella quale speculazione due terze parti d`interesse esser dovevano di essi Sigg. Florio e l`altra terza parte di detto Sig. Barbaro". "Non avendo potuto il Sig. Barbaro versare in cassa sociale la terza parte dei capitali... si eseguì coi capitali del Sig. Florio la costruzione delle fabbriche la compra dello intero stivile, e di tutti gli oggetti inservienti alla fabbrica dei vini ed altri generi". Sopra il grande portone d`ingresso fu riprodotto in ghisa il marchio dei Florio, il leone che beve sulla riva di un fiume. Lo scultore incaricato fu il palermitano Quattrocchi. “Ci voleva il genio commerciale e l`ostinato coraggio di Vincenzo Florio - scrisse Jessie White Mario - per piantare in mezzo a due colossi uno stabilimento; e fu vera pertinacia la sua, poiché per vent`anni il capitale investito non gli fruttò un soldo, e per molti anni appresso solo il 2%. Egli non se ne ritrasse e alla fine riuscì in questa, come in molte altre imprese". Nel 1834 si iniziò a produrre il primo vino; fu in quell`anno che le prime botti di vino Morsala Florio uscirono dallo stabilimento e invasero a poco a poco tutti i mercati italiani ed europei. II 25/5/1839 venne sciolta la società con Raffaele Barbaro non avendo quest`ultimo "potuto versare in cassa sociale la terza parte dei capitali occorrenti". Con quest`atto i Florio riscattarono l`intera proprietà dell`azienda, con l`impegno del Sig. Barbaro "di non sperimentare ed esercitare azione veruna". Successivamente il  1/12/1839` fu acquistato altro terreno in contrada Inferno confinante con lo stabilimento. II giovane Vincenzo non volle fermarsi al commercio delle spezie e delle droghe a Palermo e alla produzione del vino a Marsala, consolidò altre iniziative: volle comprare una tonnara a Favignana, dopo l`esperienza fatta nel settore a San Nicola l`Arena, a Palermo. Nel 1828 dopo la morte dello zio Ignazio che lo lasciò erede di una ingente somma di denaro, Vincenzo Florio diventò armatore, banchiere, costruì la fonderia Oretea, diventando anche intermediario in grosse operazioni finanziarie.Vincenzo Florio fu nominato Senatore del Regno e quando si ritirò, il figlio Ignazio, nato a Palermo nel 1838, continuò degnamente con eguale fortuna nelle imprese di famiglia, ma soprattutto fece sviluppare l`azienda di Marsala. Oltre al vino Marsala, Ignazio volle perfezionare la produzione del cognac e migliorò la qualità delle 1000 botti lasciate dal padre, lasciando invecchiare il vino per altri sei anni. Quel cognac siciliano come veniva chiamato, poteva concorrere con quello francese, soprattutto per la qualità superiore. Questo avvenimento ebbe anche un eco in Parlamento considerandolo "una vittoria nazionaIe". Ignazio fu il primo ad usare le macchine a vapore che facilitarono il lavoro degli operai, e lo rendevano più spedito e sicuro specialmente nella fabbrica delle botti e per sgrappolare le uve. Lo stabilimento era molto efficiente e l’organizzazione molto minuziosa. Ignazio ebbe un rapporto molto cordiale con i dipendenti, istituì una mensa aziendale nel 1865 e un’assistenza di carattere previdenziale la Società Operaria di Mutuo Soccorso. Nel 1890 la potenzialità produttiva del vino Marsala della Florio raggiunse il suo apice sotto la direzione dell’inglese Giuseppe Gordon che contribuì in modo notevole all’affermazione del Marsala Florio sia in Italia che all`estero. Fu in quel periodo che la Casa Florio iniziò la commercializzazione del cognac, che si collocò fra le migliori marche del mondo. Decine, centinaia furono le medaglie d`oro e le onorificenze assegnate in tutto il mondo alla Florio annualmente dal 1855 fino ai nostri giorni. "Ed è notevole ché il Signor Florio non si è mai mostrato troppo proclive ad esporre i suoi vini nelle svariate mostre, che oggimai si ripetono a brevi intervalli in tutte le parti del mondo, ma si è limitato a presentarli in quelle di maggiore rilievo. Ignazio Florio, tessendo delicati rapporti a livello internazionale, accarezzava sempre più quel suo disegno di europeizzare la Sicilia che, purtroppo lo portò a volgere lo sguardo troppo oltre la realtà contingente. Suo figlio, anch`egli Ignazio, il terzo dei Florio, si allontanava spesso dallo stabilimento di Marsala, era nato in mezzo al lusso e alla ricchezza, e lasciava spesso agli amministratori le sorti dell`azienda. Un grave lutto lo aveva colpito nel 1903 con la morte dell`unico erede maschio di appena otto anni. Forse questo lutto, e proprio la mancanza di un erede maschio (ebbe infatti altre quattro figlie femmine delle quali due morirono in tenera età), turbò la mente di Ignazio, tanto che si definì `uomo senza scopo nella vita. Era l`inizio del tracollo, il flagello della fillossera nel 1893 aveva decimato i vigneti, le nuove aziende vinicole sorte da poco esercitavano una concorrenza spietata con sofisticazioni e frodi fiscali: la Florio si trovava di fronte a realtà diverse dal passato. Nel 1904` venne fondata la "Florio & C.", Società Anonima Vinicola Italiana con capitale di L. 1.000.000 — diviso in 4000 azioni di L. 250 cadauna. Nella società entrarono Vincenzo Campo, Ignazio Valenti, Raffaele Valenti, Vincenzo Valenti, Giacomo Fici, Saverio Fici, Andrea Samuele Figlioli e Pietro Puglisi, tutti di Marsala. Con atto del 16/4/1906 si costituì la nuova società: Società Anonima Vinicola Italiana Florio & C., con sede a Milano. I soci marsalesi uscivano dalla società, il capitale sociale veniva aumentato a 1.8.500.000 ed entrava come socio la Soc. An. Distillerie Italiane di Milano. Nel 1924 la società passò sotto il controllo delle Cinzano di Torino, nel 1928 questa acquistò tutte le azioni della Woodhouse e la maggioranza della Ingham-Whitaker & C. Infine con atto not. Ernesto Torretta di Torino del 25/7/1929 la Cinzano acquistava tutte le azioni della Florio ed incorporava le altre due società dando vita alla S.A.V.I. Florio, Ingham Whitaker, Woodhouse & C. con sede a Torino e stabilimenti e amministrazione a Marsala. Si narra che Ignazio, nel momento di cedere l`azienda alla Cinzano e prima di firmare il contratto abbia pregato il conte Enrico Marone Cinzano di promettere che avrebbe continuato a mantenere alta la qualità dei prodotti con il marchio Florio. Finita l`epoca dei Florio, la Cinzano dovette affrontare le nuove sfide che i tempi, ormai cambiati, presentavano. I tempi erano duri, la crisi del `29 si fece sentire anche nella economia locale, che oltretutto doveva affrontare la crisi del vino Marsala, non più ricercato e di più squalificato per la concorrenza di alcuni produttori locali improvvisati che con pochi scrupoli mette-vano sul mercato vino scadente. La Cinzano si trovava ora ad affrontare tutta una problematico nuova: dei tre stabilimenti acquistati, Woodhouse, Ingham e Florio, solo quest`ultimo aveva saputo conservare le caratteristiche di una azienda che poteva ancora funzionare. La Woodhouse,

non più produttiva da qualche anno aveva macchinari vecchi e una struttura poco efficiente, tanto che presto l`immobile, in un primo tempo utilizzato come magazzino, fu venduto a privati. Nello stabilimento Ingham, ancora in parte efficiente, erano funzionanti Il reparto falegnameria, la fabbrica per le botti, il palmento, e molti fusti di rovere che ancora conservavano del vino con lieviti molto preziosi. La Florio invece, per l`impegno profuso in passato, era ancora in ottimo stato con tutti i reparti funzionanti, e con un prodotto di alta qualità. Un muro divideva queste aziende, si decise di abbatterlo e così i due stabilimenti divennero un tutt`uno. Si rilanciò così il vino Morsala sui mercati nazionali ed internazionali, la Cinzano che già aveva una grande organizzazione per la vendita del vermouth inserì il Marsala con le quattro etichette e la relativa varietà di prodotti, la Woodhouse, la Ingham, la Whitoker e la Florio, a poco a poco ripresero quota e il vino Morsala ritornò a conquistare tutti i mercati dei cinque continenti. Si decise di vendere il Marsala solo in bottiglia, e questo contribuì ancora al successo fino al 1943. In quell`anno, in quel fatidico 11 maggio, lo stabilimento fu bombardato e buona parte dell`azienda fu distrutta e anche alcuni operai perirono sotto le macerie. Subito dopo la guerra, verso la fine degli anni `40 parte dello stabilimento fu ricostruito e con la direzione del barone Tortorici si tentò di fare rinascere l`azienda e grande fu l`impegno della direzione e di tutte le maestranze: in quei primi anni del dopoguerra gli operai erano quasi 350 e gli impiegati quasi cento. Dopo la morte del conte Enrico Marone Cinzano, ottobre 1968, il figlio Alberto fu nominato presidente della SAVI Florio, e prodigarono gli stessi sforzi del padre, quasi come i Florio, fece rinascere ancora una volta la Fattoria Florio. Fu nominato per la rinata industria vinicola, per le maestranze, per la viticultura, ma sopratutto per la città, che con questo vini riesce ogni giorno a fare il giro del mondo.


Le altre cantine storiche

  • Baglio Wood operò in pochi anni di attività, dal 1811 al 1856.
  • Baglio Gill iniziò nel 1812 ma durò molto poco. Si occupava solo dell’acquisto e della spedizione del vino.
  • Baglio Cossins iniziò nel 1846, poi Richard Brow Cossins fu assunto nello stabilimento Ingham.
  • Molti altri inglesi fecero dei tentativi: Clark, Gray, breck, Payne, Lee Brown, Caìlarkson, ma non si occupavano solo del vino, trovavano anche profitto nella vendita delle ceneri di soda, frutta secca, salumi, tonno, sommacco, olio ed agrumi svolgendo anche attività di intermediazione creditizia e finanziaria.
  • Anche i marsalesi crearono delle industrie vinicole, molte delle quali sono ormai chiuse. Tra queste ricordiamo:
  • Stabilimento Giacomo Lipari, fondato nel 1824. Dopo la sua morte nel 1850 la moglie lo chiuse subito.
  • Stabilimento S. Amodeo & Figlio fondato nel 1837. Grande stabilimento capace di produrre vino, definito “vino capace di fare resuscitare i morti”. Nei primi anni ’60 l’ultimo erede degli Amodeo (Nanni Longhi) chiuse lo stabilimento.
  • Stabilimento Grignano, fondata nel 1700 circa. Fu una delle ditte vinicole più antiche nel marsalese, ed ancora oggi dopo vari secoli è attiva nel marsalse con le ragioni sociali Tumbarello e Spanò.
  • Stabilimento Rallo & Figli, fondato nel 1860 ed ancora oggi molto attivo nella produzione e vendita del vino Marsala.
  • Stabilimento Nicola Spanò. Fondato intorno al 1860 in un piccolo magazzino, crebbe molto fino a diventare fornitore ufficiale della casa Savoia. Poi però come molti altri negli anni ’70 fu costretto a chiudere.
  • Stabilimento Mineo & Rallo, fondato nel 1862. Creò molti generi di Marsala tra cui il Marsala Malaga conosciuto come il vino delle signore e la Crema Mandorla che, per il timore di imitazioni, fu brevettato, divenendo per molti anni prodotto leader nel settore. Anche esso, però, chiuse nel 1980 cedendo tutto alla ditta C. Pellegrino & C.
  • Baglio Giacone, fondato intorno al 1860, rimase attivo fino al 1890. Poi l’immobile rimase chiuso per molto tempo: oggi, diviso tra più proprietari, è  diventato un ameno luogo di villeggiatura.
  • Martinez s.r.l. nel corso degli anni cambiò il proprio nome in “Carlo Martinez” e “Florio Martinez”, marchi ancora oggi commercializzati.
  • Stabilimento Vito Curatolo Arini, fondato nel 1875, che acquistato dalla Società Industriale Vinicola Spa (SIV) fu ristrutturato nel 1991 ed oggi produce vini da tavola.
  • Baglio A. Lombardo Rallo, fondato nel 1875, cessò poi a causa dei bombardamenti nel 1919.
  • Stabilimento C. Pellegrino & C., fondato nel 1880, è ancora oggi uno degli stabilimenti di punta a Marsala.
  • Stabilimento Carlalberto Anselmi, fondato intorno il 1880, sorgeva nella zona di Capo Boeo. Oggi l’azienda non esiste più e dopo la morte dei titolari, a seguito di controversie giudiziarie, l’itero immobile è stato destinato al Museo della Nave Punica.
  • Stabilimento Pipitone Spanò, fondato nel 1880, ancora oggi attivo nel marsalese.
  • Fratelli Lombardo fu Giuseppe & C., stabilimento attivo per opera di una famiglia unita da oltre un secolo che porta ancora avanti la produzione del vino.
  • Stabilimento Pietro Cudia fu Lorenzo fondato nel 1860, cessò la sua attività nel 1968.
  • Fattoria Ingrassia & C. fu uno dei primi stabilimenti edificati nei luoghi di produzione così da facilitare l’ammasso, ma purtroppo chiuse la sua attività subito dopo il secondo conflitto mondiale.
  • Stabilimento Curatolo & C., fondato nel 1890, cambiò ragione sociale in Giacomo Buccellato & C., poi il figlio la cambiò nuovamente in Francesco Buccellato. Quest’ultima rimase attiva fino al 1970.
  • G. Martinez Vernetti & C. nacque negli ani 1905/06. L’azienda fu attiva per molti anni, ma nel 1961 subì la stessa sorte di molte aziende marsalesi e venne chiusa.
  • A. Zerilli Rallo & C., fondata nel 1925 e chiusa nel 1975.

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